Scientific research in the field of stroke and its correlation with sleep has been evaluated for several years, however this study aims to explore new aspects. The aim is to investigate whether there are specific chronotypes that, following an ischemic stroke, predispose to more or less disabling outcomes than the others, with the aim of defining whether there is a clear association between chronotype and stroke outcome and whether a type of circadian rhythm can be defined as a possible risk factor for ischemic brain disease. For the study of the circadian rhythm was used a universal and validated questionnaire: the Morningness-Eveningness Questionnaire self-assessment version, while two neurological scales were used to define the outcome of stroke: the modified Rankin Scale and the National Institute of Health Stroke Scale. The results show that the serotine chronotype has less disabling outcomes than the morning chronotype, however these differences between chronotypes were not statistically significant for all the NIHSS values studied. It’s possible to conclude that the morning chronotype could be a risk factor for ischemic stroke and that the serotine chronotype has better clinical outcomes than the others. However, the differences in NIHSS and the need to repeat the study with a larger sample, make further studies necessary to turn this new information into scientific certainty.

La ricerca scientifica nell’ambito dell’ictus e la sua correlazione con il sonno è stata valutata da diversi anni, questo studio tuttavia si pone l’obiettivo di esplorarne nuovi aspetti. Lo scopo che si poneva è di indagare se esistano specifici cronotipi che, in seguito ad un ictus di natura ischemica, predispongano ad esiti più o meno invalidanti rispetto agli altri, con l’obiettivo di definire se esista una chiara associazione tra cronotipo ed outcome dello stroke e se si possa definire una tipologia di ritmo circadiano come possibile fattore di rischio per la malattia cerebrale ischemica. Per lo studio del ritmo circadiano è stato utilizzato un questionario universale e validato: il Morningness-Eveningness Questionnaire versione Auto-Somministrata, mentre per definire l’outcome dell’ictus sono state impiegate due scale neurologiche: la modified Rankin Scale e la National Institute of Health Stroke Scale. Dai risultati si evince che il cronotipo serotino abbia esiti meno invalidanti rispetto al mattutino, però queste differenze tra i diversi cronotipi non si sono rivelate statisticamente significative per tutti i valori di NIHSS studiati. E’ possibile concludere dicendo che il cronotipo mattutino potrebbe essere un fattore di rischio per l’ictus ischemico e che il cronotipo serotino ha outcome clinici migliori rispetto agli altri. Tuttavia le differenze di NIHSS e la necessità di ripetere uno studio con un campione più ampio, rendono necessari ulteriori studi per mutare queste nuove informazioni in certezze scientifiche.

Impatto del ritmo circadiano nell'outcome dell'ictus ischemico: uno studio di coorte prospettico

ZANNOTTI, NICOLETTA
2019/2020

Abstract

Scientific research in the field of stroke and its correlation with sleep has been evaluated for several years, however this study aims to explore new aspects. The aim is to investigate whether there are specific chronotypes that, following an ischemic stroke, predispose to more or less disabling outcomes than the others, with the aim of defining whether there is a clear association between chronotype and stroke outcome and whether a type of circadian rhythm can be defined as a possible risk factor for ischemic brain disease. For the study of the circadian rhythm was used a universal and validated questionnaire: the Morningness-Eveningness Questionnaire self-assessment version, while two neurological scales were used to define the outcome of stroke: the modified Rankin Scale and the National Institute of Health Stroke Scale. The results show that the serotine chronotype has less disabling outcomes than the morning chronotype, however these differences between chronotypes were not statistically significant for all the NIHSS values studied. It’s possible to conclude that the morning chronotype could be a risk factor for ischemic stroke and that the serotine chronotype has better clinical outcomes than the others. However, the differences in NIHSS and the need to repeat the study with a larger sample, make further studies necessary to turn this new information into scientific certainty.
2019
2020-10-20
The impact of circadian rhythm on ischemic stroke outcome: a prospective cohort study
La ricerca scientifica nell’ambito dell’ictus e la sua correlazione con il sonno è stata valutata da diversi anni, questo studio tuttavia si pone l’obiettivo di esplorarne nuovi aspetti. Lo scopo che si poneva è di indagare se esistano specifici cronotipi che, in seguito ad un ictus di natura ischemica, predispongano ad esiti più o meno invalidanti rispetto agli altri, con l’obiettivo di definire se esista una chiara associazione tra cronotipo ed outcome dello stroke e se si possa definire una tipologia di ritmo circadiano come possibile fattore di rischio per la malattia cerebrale ischemica. Per lo studio del ritmo circadiano è stato utilizzato un questionario universale e validato: il Morningness-Eveningness Questionnaire versione Auto-Somministrata, mentre per definire l’outcome dell’ictus sono state impiegate due scale neurologiche: la modified Rankin Scale e la National Institute of Health Stroke Scale. Dai risultati si evince che il cronotipo serotino abbia esiti meno invalidanti rispetto al mattutino, però queste differenze tra i diversi cronotipi non si sono rivelate statisticamente significative per tutti i valori di NIHSS studiati. E’ possibile concludere dicendo che il cronotipo mattutino potrebbe essere un fattore di rischio per l’ictus ischemico e che il cronotipo serotino ha outcome clinici migliori rispetto agli altri. Tuttavia le differenze di NIHSS e la necessità di ripetere uno studio con un campione più ampio, rendono necessari ulteriori studi per mutare queste nuove informazioni in certezze scientifiche.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12075/1983