Nei neonati pretermine, la maturazione dei sistemi di regolazione cardiovascolare e respiratoria non è ancora completata, rendendo questa popolazione particolarmente vulnerabile a un controllo cardiaco stabile. Tra le manifestazioni più comuni si riscontrano gli eventi di bradicardia, definiti come una riduzione transitoria e significativa della frequenza cardiaca, spesso correlati a un’immatura integrazione tra controllo nervoso del cuore, attività respiratoria e risposta metabolica. Tali episodi non solo rappresentano un indicatore dello stato clinico del neonato, ma possono avere ripercussioni rilevanti quando associati a fenomeni concomitanti, come apnea e desaturazione, che ne amplificano la complessità e richiedono un monitoraggio continuo e accurato. L’osservazione della sola frequenza cardiaca istantanea consente di identificare l’evento, ma non fornisce informazioni sulla dinamica che lo precede o sulla capacità del sistema di recuperare successivamente. Per ottenere una descrizione più completa del comportamento del cuore, risulta quindi necessario analizzare la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), che misura le oscillazioni degli intervalli tra battiti successivi ed è oggi considerata un indicatore sensibile dello stato di regolazione autonomica. A partire da questa considerazione, il lavoro esplora la relazione tra HRV ed episodi bradicardici, valutando come alcuni indicatori temporali della variabilità cardiaca si modifichino nelle finestre temporali che precedono, accompagnano e seguono la bradicardia. L’analisi è stata condotta su registrazioni ECG provenienti da un database di neonati pretermine e ha previsto l’estrazione degli intervalli RR corretti, la suddivisione del segnale in finestre temporali e il calcolo degli indici HRV più rappresentativi. I risultati ottenuti mostrano che l’HRV non rimane costante nel tempo, ma presenta variazioni riconoscibili nelle diverse condizioni analizzate. In particolare, si è osservato un aumento di alcuni parametri durante gli episodi bradicardici e, in diversi casi, una tendenza a modificarsi già nelle finestre precedenti l’evento, suggerendo l’esistenza di un possibile comportamento anticipatorio. La presenza di finestre escluse dal controllo qualità in alcuni soggetti evidenzia invece come la robustezza delle misure di HRV dipenda fortemente dalla qualità del segnale elettrocardiografico

Valutazione della variabilità della frequenza cardiaca nei neonati pretermine in prossimità di eventi bradicardici

MONTANARI, VERONICA
2024/2025

Abstract

Nei neonati pretermine, la maturazione dei sistemi di regolazione cardiovascolare e respiratoria non è ancora completata, rendendo questa popolazione particolarmente vulnerabile a un controllo cardiaco stabile. Tra le manifestazioni più comuni si riscontrano gli eventi di bradicardia, definiti come una riduzione transitoria e significativa della frequenza cardiaca, spesso correlati a un’immatura integrazione tra controllo nervoso del cuore, attività respiratoria e risposta metabolica. Tali episodi non solo rappresentano un indicatore dello stato clinico del neonato, ma possono avere ripercussioni rilevanti quando associati a fenomeni concomitanti, come apnea e desaturazione, che ne amplificano la complessità e richiedono un monitoraggio continuo e accurato. L’osservazione della sola frequenza cardiaca istantanea consente di identificare l’evento, ma non fornisce informazioni sulla dinamica che lo precede o sulla capacità del sistema di recuperare successivamente. Per ottenere una descrizione più completa del comportamento del cuore, risulta quindi necessario analizzare la variabilità della frequenza cardiaca (HRV), che misura le oscillazioni degli intervalli tra battiti successivi ed è oggi considerata un indicatore sensibile dello stato di regolazione autonomica. A partire da questa considerazione, il lavoro esplora la relazione tra HRV ed episodi bradicardici, valutando come alcuni indicatori temporali della variabilità cardiaca si modifichino nelle finestre temporali che precedono, accompagnano e seguono la bradicardia. L’analisi è stata condotta su registrazioni ECG provenienti da un database di neonati pretermine e ha previsto l’estrazione degli intervalli RR corretti, la suddivisione del segnale in finestre temporali e il calcolo degli indici HRV più rappresentativi. I risultati ottenuti mostrano che l’HRV non rimane costante nel tempo, ma presenta variazioni riconoscibili nelle diverse condizioni analizzate. In particolare, si è osservato un aumento di alcuni parametri durante gli episodi bradicardici e, in diversi casi, una tendenza a modificarsi già nelle finestre precedenti l’evento, suggerendo l’esistenza di un possibile comportamento anticipatorio. La presenza di finestre escluse dal controllo qualità in alcuni soggetti evidenzia invece come la robustezza delle misure di HRV dipenda fortemente dalla qualità del segnale elettrocardiografico
2024
2025-12-12
Assessment of heart rate variability in preterm infants near bradycardic events
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