L’utilizzo di dispositivi ECG portatili ha reso possibile un monitoraggio domiciliare sempre più accurato dell’attività elettrica cardiaca. Tuttavia, nei pazienti portatori di pacemaker, la presenza di impulsi di stimolazione e di complessi ventricolari artificialmente indotti può alterare significativamente la morfologia del tracciato, complicando sia l’interpretazione clinica sia l’affidabilità degli algoritmi di classificazione automatica. La presente tesi fornisce una descrizione approfondita dell’anatomia e della fisiologia elettrica, con una particolare attenzione sul sistema di conduzione cardiaco, soffermandosi sul potenziale d’azione delle cellule pacemaker, sui meccanismi di conduzione atrioventricolare e sui principi elettrofisiologici che regolano la propagazione dell’impulso. Viene inoltre presentato il pacemaker artificiale, analizzandone l’architettura, le modalità di programmazione e il modo in cui la stimolazione artificiale altera la morfologia del tracciato elettrocardiografico rispetto alla depolarizzazione esterna e/o a un presunto malfunzionamento del dispositivo. La successiva analisi sperimentale si articola analizzando un caso reale di un paziente portatore di pacemaker bicamerale, in modalità DDDR, attraverso otto acquisizioni ECG ottenute con il dispositivo KardiaMobile 6L, in condizioni domiciliari. L’obbiettivo è descrivere in modo sistematico le principali modificazioni morfologiche introdotte dalla stimolazione artificiale nei tracciati a una e a sei derivazioni, valutando in particolare la presenza di spike di stimolazione, l’ampiezza e la morfologia del complesso QRS, la regolarità degli intervalli RR e gli artefatti da rumore. I risultati mostrano che il dispositivo in questione fornisce una classificazione automatica etichettata come “fibrillazione atriale”, risultato riconosciuto come falso positivo dovuto alla stimolazione elettrica intermittente del pacemaker. L’analisi qualitativa dei tracciati e dei grafici RR ha evidenziato un’alternanza tra complessi spontanei, complessi integralmente stimolati e complessi a morfologia intermedia, riconducibili a fenomeni di fusione tra attivazione intrinseca e stimolazione artificiale. Questa variabilità riflette la ciclica interazione tra ritmo spontaneo residuo e intervento del pacemaker, caratteristica tipica dei dispositivi in modalità DDDR. Inoltre, sono stati osservati episodi di rumore intermittente ad alta frequenza legati a micromovimenti del dispositivo o a un contatto non ottimale con gli elettrodi. Lo studio conferma che il KardiaMobile 6L rappresenta uno strumento efficace per il monitoraggio domiciliare dell’attività elettrica cardiaca, pur mettendo in evidenza i limiti nella classificazione automatica dei ritmi artificialmente stimolati.
ELETTROCARDIOGRAFIA DOMICILIARE IN PRESENZA DI PACEMAKER: ANALISI DI UN CASO REALE
RIPA, CRISTIANA
2024/2025
Abstract
L’utilizzo di dispositivi ECG portatili ha reso possibile un monitoraggio domiciliare sempre più accurato dell’attività elettrica cardiaca. Tuttavia, nei pazienti portatori di pacemaker, la presenza di impulsi di stimolazione e di complessi ventricolari artificialmente indotti può alterare significativamente la morfologia del tracciato, complicando sia l’interpretazione clinica sia l’affidabilità degli algoritmi di classificazione automatica. La presente tesi fornisce una descrizione approfondita dell’anatomia e della fisiologia elettrica, con una particolare attenzione sul sistema di conduzione cardiaco, soffermandosi sul potenziale d’azione delle cellule pacemaker, sui meccanismi di conduzione atrioventricolare e sui principi elettrofisiologici che regolano la propagazione dell’impulso. Viene inoltre presentato il pacemaker artificiale, analizzandone l’architettura, le modalità di programmazione e il modo in cui la stimolazione artificiale altera la morfologia del tracciato elettrocardiografico rispetto alla depolarizzazione esterna e/o a un presunto malfunzionamento del dispositivo. La successiva analisi sperimentale si articola analizzando un caso reale di un paziente portatore di pacemaker bicamerale, in modalità DDDR, attraverso otto acquisizioni ECG ottenute con il dispositivo KardiaMobile 6L, in condizioni domiciliari. L’obbiettivo è descrivere in modo sistematico le principali modificazioni morfologiche introdotte dalla stimolazione artificiale nei tracciati a una e a sei derivazioni, valutando in particolare la presenza di spike di stimolazione, l’ampiezza e la morfologia del complesso QRS, la regolarità degli intervalli RR e gli artefatti da rumore. I risultati mostrano che il dispositivo in questione fornisce una classificazione automatica etichettata come “fibrillazione atriale”, risultato riconosciuto come falso positivo dovuto alla stimolazione elettrica intermittente del pacemaker. L’analisi qualitativa dei tracciati e dei grafici RR ha evidenziato un’alternanza tra complessi spontanei, complessi integralmente stimolati e complessi a morfologia intermedia, riconducibili a fenomeni di fusione tra attivazione intrinseca e stimolazione artificiale. Questa variabilità riflette la ciclica interazione tra ritmo spontaneo residuo e intervento del pacemaker, caratteristica tipica dei dispositivi in modalità DDDR. Inoltre, sono stati osservati episodi di rumore intermittente ad alta frequenza legati a micromovimenti del dispositivo o a un contatto non ottimale con gli elettrodi. Lo studio conferma che il KardiaMobile 6L rappresenta uno strumento efficace per il monitoraggio domiciliare dell’attività elettrica cardiaca, pur mettendo in evidenza i limiti nella classificazione automatica dei ritmi artificialmente stimolati.| File | Dimensione | Formato | |
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l’elettrocardiografia domiciliare in presenza di pacemaker _ analisi di un caso reale pdfA.pdf
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https://hdl.handle.net/20.500.12075/24656