Nicolas Di Buò, Maurizio Iacoangeli, Denis Aiudi, Andrea Ciabattoni, Federica Gobbi Abstract Introduzione: La chirurgia della fossa cranica anteriore rappresenta ancora oggi una sfida neurochirurgica complessa per la stretta relazione con strutture neurovascolari, endocrinologiche e sensoriali di elevata rilevanza funzionale. Negli ultimi decenni, l’evoluzione tecnologica e l’affinamento delle tecniche mini-invasive hanno progressivamente ampliato le indicazioni dell’approccio endoscopico endonasale, inizialmente riservato alla patologia sellare, verso un numero crescente di lesioni del basicranio. Tale approccio consente un accesso diretto alla linea mediana così da ridurre la retrazione cerebrale e la manipolazione delle strutture neurovascolari rispetto alle tecniche transcraniche tradizionali. Scopo dello studio: Lo studio si propone di confrontare gli outcome dell’approccio endoscopico endonasale con quelli dell’approccio transcranico craniotomico nel trattamento chirurgico di patologie oncologiche della fossa cranica anteriore, valutando in particolare l’incidenza di sanguinamento, fistola liquorale, infezioni, recidiva di malattia e deficit neurologici post-operatori. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio retrospettivo monocentrico su 134 pazienti trattati presso la Clinica di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria-Ospedali Riuniti di Ancona nel periodo compreso tra gennaio 2015 e dicembre 2025. Sono stati inclusi i pazienti sottopposti a chirurgia endoscopica endonasale o transcranica craniotomica per adenomi ipofisari, meningiomi, craniofaringiomi e cordomi. Il campione comprendeva 77 pazienti sottoposti a chirurgia mini-invasiva endoscopica endonasale e 57 a chirurgia transcranica. I dati clinici, radiologici, operatori e postoperatori sono stati raccolti dall’analisi della documentazione ospedaliera ossia cartelle cliniche e lettere di dimissioni, da cui sono stati ricavati: dati anagrafici, dati clinici, patologia di interesse, data di accesso operatorio, tipo di approccio chirurgico, descrizione dell’intervento, complicanze incorse durante il periodo di ricovero, consulenze mediche correlate all’intervento (visite specialistiche per complicanze), sistemi ospedalieri PACS (software di operatoria) e interviste telefoniche. Risultati: L’approccio endoscopico endonasale ha mostrato una riduzione statisticamente significativa di tre complicanze su cinque: infezioni, ridotte del 22,8% nel gruppo transcranico al 6,5% nel gruppo endoscopico; deficit neurologici, ridotti dal 28,1% all’11,7%; e sanguinamento, ridotto dal 19,3% al 6,5%. Anche l’outcome composito globale ha evidenziato un vantaggio significativo dell’endoscopia, con una riduzione dei pazienti che hanno presentato almeno una complicanza dal 61,4% al 32,5%. Per fistola liquorale e recidiva non sono emerse differenze statisticamente significative tra i due gruppi. Conclusioni: I risultati dello studio suggeriscono che, in pazienti opportunamente selezionati, l’approccio mini-invasivo endoscopico endonasale rappresenti una valida alternativa alla chirurgia transcranica nel trattamento delle patologie oncologiche della fossa cranica anteriore. Tale metodica si associa ad una riduzione della morbilità perioperatoria e neurologica, pur mantenendo risultati sovrapponibili in termini di fistola liquorale e recidiva. La scelta dell’approccio deve tuttavia rimanere personalizzata per il paziente in base alle caratteristiche anatomiche della lesione, dei rapporti con le strutture neurovascolari, dell’esperienza del team chirurgico e della valutazione multidisciplinare. Rimane fondamentale nei tumori di grandi dimensioni o con prevalente estensione intracranica l’utilizzo della chirurgia transcranica, in altre condizioni è invece possibile utilizzare l’approccio mini-invasivo endoscopico endonasale e transcranico in maniera combinata e in modo complementare.
Evoluzione degli approcci chirurgici alla fossa cranica anteriore: confronto tra tecnica endoscopica endonasale e chirurgia transcranica.
DI BUO', NICOLAS
2025/2026
Abstract
Nicolas Di Buò, Maurizio Iacoangeli, Denis Aiudi, Andrea Ciabattoni, Federica Gobbi Abstract Introduzione: La chirurgia della fossa cranica anteriore rappresenta ancora oggi una sfida neurochirurgica complessa per la stretta relazione con strutture neurovascolari, endocrinologiche e sensoriali di elevata rilevanza funzionale. Negli ultimi decenni, l’evoluzione tecnologica e l’affinamento delle tecniche mini-invasive hanno progressivamente ampliato le indicazioni dell’approccio endoscopico endonasale, inizialmente riservato alla patologia sellare, verso un numero crescente di lesioni del basicranio. Tale approccio consente un accesso diretto alla linea mediana così da ridurre la retrazione cerebrale e la manipolazione delle strutture neurovascolari rispetto alle tecniche transcraniche tradizionali. Scopo dello studio: Lo studio si propone di confrontare gli outcome dell’approccio endoscopico endonasale con quelli dell’approccio transcranico craniotomico nel trattamento chirurgico di patologie oncologiche della fossa cranica anteriore, valutando in particolare l’incidenza di sanguinamento, fistola liquorale, infezioni, recidiva di malattia e deficit neurologici post-operatori. Materiali e metodi: È stato condotto uno studio retrospettivo monocentrico su 134 pazienti trattati presso la Clinica di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria-Ospedali Riuniti di Ancona nel periodo compreso tra gennaio 2015 e dicembre 2025. Sono stati inclusi i pazienti sottopposti a chirurgia endoscopica endonasale o transcranica craniotomica per adenomi ipofisari, meningiomi, craniofaringiomi e cordomi. Il campione comprendeva 77 pazienti sottoposti a chirurgia mini-invasiva endoscopica endonasale e 57 a chirurgia transcranica. I dati clinici, radiologici, operatori e postoperatori sono stati raccolti dall’analisi della documentazione ospedaliera ossia cartelle cliniche e lettere di dimissioni, da cui sono stati ricavati: dati anagrafici, dati clinici, patologia di interesse, data di accesso operatorio, tipo di approccio chirurgico, descrizione dell’intervento, complicanze incorse durante il periodo di ricovero, consulenze mediche correlate all’intervento (visite specialistiche per complicanze), sistemi ospedalieri PACS (software di operatoria) e interviste telefoniche. Risultati: L’approccio endoscopico endonasale ha mostrato una riduzione statisticamente significativa di tre complicanze su cinque: infezioni, ridotte del 22,8% nel gruppo transcranico al 6,5% nel gruppo endoscopico; deficit neurologici, ridotti dal 28,1% all’11,7%; e sanguinamento, ridotto dal 19,3% al 6,5%. Anche l’outcome composito globale ha evidenziato un vantaggio significativo dell’endoscopia, con una riduzione dei pazienti che hanno presentato almeno una complicanza dal 61,4% al 32,5%. Per fistola liquorale e recidiva non sono emerse differenze statisticamente significative tra i due gruppi. Conclusioni: I risultati dello studio suggeriscono che, in pazienti opportunamente selezionati, l’approccio mini-invasivo endoscopico endonasale rappresenti una valida alternativa alla chirurgia transcranica nel trattamento delle patologie oncologiche della fossa cranica anteriore. Tale metodica si associa ad una riduzione della morbilità perioperatoria e neurologica, pur mantenendo risultati sovrapponibili in termini di fistola liquorale e recidiva. La scelta dell’approccio deve tuttavia rimanere personalizzata per il paziente in base alle caratteristiche anatomiche della lesione, dei rapporti con le strutture neurovascolari, dell’esperienza del team chirurgico e della valutazione multidisciplinare. Rimane fondamentale nei tumori di grandi dimensioni o con prevalente estensione intracranica l’utilizzo della chirurgia transcranica, in altre condizioni è invece possibile utilizzare l’approccio mini-invasivo endoscopico endonasale e transcranico in maniera combinata e in modo complementare.| File | Dimensione | Formato | |
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