Predators can influence prey ecology both through direct effects on population dynamics and through indirect effects on prey behaviour, for example by inducing the adoption of antipredator strategies. In ecosystems where predators have access to alternative prey, direct effects on a single species may be reduced, while indirect effects can become predominant. The recent arrival of a predator in an area offers a useful opportunity to investigate the immediate responses of prey, but available information from territories recently recolonized by large carnivores is still limited. Taking advantage of the natural expansion of the wolf (Canis lupus) in a protected area of the Western Alps hosting five ungulate species, the possible presence of direct and indirect effects on the main ungulate species, the Alpine chamois (Rupicapra rupicapra), was analysed. After establishing the role of the chamois in the wolf’s diet, a semi‑experimental before/after approach was applied to assess chamois demography, the altitudinal ranges used, and group size in two valleys characterized by different recolonization times (Site A: intermediate presence; Site B: recent presence). Analysis of wolf scats (N = 335) revealed that chamois is the main component of the wolf’s diet in both valleys. Examination of 21 years of population counts showed no direct effects of wolves on chamois abundance or survival. However, after recolonization, female chamois (n = 3594 observations) in Site A were observed on average 137 meters higher than in the previous period, along with a reduction in group size; these changes were not observed in Site B. Moreover, no similar trends emerged in climatic variables (temperature and precipitation), thus excluding an upward shift driven by meteorological factors or resource availability. In conclusion, although the role of recent climate change in the upward shift of chamois cannot be completely ruled out, the results indicate that antipredator responses are likely the main determining factor. Finally, the study discusses the importance of indirect effects compared to direct ones in shaping short‑term prey responses within complex ecosystems.

I predatori possono influenzare l’ecologia delle prede sia attraverso effetti diretti sulla dinamica delle popolazioni, sia tramite effetti indiretti sul loro comportamento, ad esempio inducendo l’adozione di strategie antipredatorie. In ecosistemi in cui il predatore dispone di prede alternative, gli effetti diretti su una singola specie possono risultare attenuati, mentre quelli indiretti possono diventare predominanti. L’arrivo recente di un predatore in un’area offre un’occasione utile per indagare le risposte immediate della preda, ma le informazioni disponibili nei territori recentemente ricolonizzati dai grandi carnivori sono ancora limitate. Sfruttando l’espansione naturale del lupo (Canis lupus) in un’area protetta delle Alpi occidentali che ospita cinque specie di ungulati, è stata analizzata la possibile presenza di effetti diretti e indiretti sul principale ungulato presente, il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra). Dopo aver accertato il ruolo del camoscio nella dieta del lupo, è stato applicato un approccio semi-sperimentale (confronto prima/dopo) valutando la demografia, le quote altitudinali frequentate e la dimensione dei gruppi di camosci in due vallate caratterizzate da tempi diversi di ricolonizzazione (Sito A: presenza intermedia; Sito B: presenza recente). Le analisi delle feci (N = 335) hanno rivelato che il camoscio rappresenta l’elemento principale nella dieta del lupo in entrambe le vallate. L’esame dei conteggi su un arco di 21 anni non ha mostrato effetti diretti del lupo sull’abbondanza o sulla sopravvivenza del camoscio. Tuttavia, dopo la ricolonizzazione, le femmine di camoscio (n = 3594 osservazioni) nel Sito A sono state avvistate in media 137 metri più in alto rispetto al periodo precedente, insieme a una riduzione della dimensione dei gruppi; tali cambiamenti non sono stati osservati nel Sito B. Inoltre, non è emerso un andamento analogo nelle variabili climatiche (temperatura e precipitazioni), escludendo quindi un innalzamento dovuto a fattori meteorologici o alla disponibilità di risorse. In conclusione, pur non potendo escludere completamente un ruolo dei recenti cambiamenti climatici nello spostamento verso l’alto dei camosci, i risultati indicano che la risposta antipredatoria rappresenta probabilmente il principale fattore determinante. Infine, è stata discussa l’importanza degli effetti indiretti rispetto a quelli diretti nelle risposte a breve termine delle prede all’interno di ecosistemi complessi.

Comportamento antipredatorio e spostamenti altitudinali nelle interazioni lupo–camoscio

QUARANTA, EMILIANO
2025/2026

Abstract

Predators can influence prey ecology both through direct effects on population dynamics and through indirect effects on prey behaviour, for example by inducing the adoption of antipredator strategies. In ecosystems where predators have access to alternative prey, direct effects on a single species may be reduced, while indirect effects can become predominant. The recent arrival of a predator in an area offers a useful opportunity to investigate the immediate responses of prey, but available information from territories recently recolonized by large carnivores is still limited. Taking advantage of the natural expansion of the wolf (Canis lupus) in a protected area of the Western Alps hosting five ungulate species, the possible presence of direct and indirect effects on the main ungulate species, the Alpine chamois (Rupicapra rupicapra), was analysed. After establishing the role of the chamois in the wolf’s diet, a semi‑experimental before/after approach was applied to assess chamois demography, the altitudinal ranges used, and group size in two valleys characterized by different recolonization times (Site A: intermediate presence; Site B: recent presence). Analysis of wolf scats (N = 335) revealed that chamois is the main component of the wolf’s diet in both valleys. Examination of 21 years of population counts showed no direct effects of wolves on chamois abundance or survival. However, after recolonization, female chamois (n = 3594 observations) in Site A were observed on average 137 meters higher than in the previous period, along with a reduction in group size; these changes were not observed in Site B. Moreover, no similar trends emerged in climatic variables (temperature and precipitation), thus excluding an upward shift driven by meteorological factors or resource availability. In conclusion, although the role of recent climate change in the upward shift of chamois cannot be completely ruled out, the results indicate that antipredator responses are likely the main determining factor. Finally, the study discusses the importance of indirect effects compared to direct ones in shaping short‑term prey responses within complex ecosystems.
2025
2026-07-22
Antipredatory behavior and altitudinal shifts in wolf–chamois interactions
I predatori possono influenzare l’ecologia delle prede sia attraverso effetti diretti sulla dinamica delle popolazioni, sia tramite effetti indiretti sul loro comportamento, ad esempio inducendo l’adozione di strategie antipredatorie. In ecosistemi in cui il predatore dispone di prede alternative, gli effetti diretti su una singola specie possono risultare attenuati, mentre quelli indiretti possono diventare predominanti. L’arrivo recente di un predatore in un’area offre un’occasione utile per indagare le risposte immediate della preda, ma le informazioni disponibili nei territori recentemente ricolonizzati dai grandi carnivori sono ancora limitate. Sfruttando l’espansione naturale del lupo (Canis lupus) in un’area protetta delle Alpi occidentali che ospita cinque specie di ungulati, è stata analizzata la possibile presenza di effetti diretti e indiretti sul principale ungulato presente, il camoscio alpino (Rupicapra rupicapra). Dopo aver accertato il ruolo del camoscio nella dieta del lupo, è stato applicato un approccio semi-sperimentale (confronto prima/dopo) valutando la demografia, le quote altitudinali frequentate e la dimensione dei gruppi di camosci in due vallate caratterizzate da tempi diversi di ricolonizzazione (Sito A: presenza intermedia; Sito B: presenza recente). Le analisi delle feci (N = 335) hanno rivelato che il camoscio rappresenta l’elemento principale nella dieta del lupo in entrambe le vallate. L’esame dei conteggi su un arco di 21 anni non ha mostrato effetti diretti del lupo sull’abbondanza o sulla sopravvivenza del camoscio. Tuttavia, dopo la ricolonizzazione, le femmine di camoscio (n = 3594 osservazioni) nel Sito A sono state avvistate in media 137 metri più in alto rispetto al periodo precedente, insieme a una riduzione della dimensione dei gruppi; tali cambiamenti non sono stati osservati nel Sito B. Inoltre, non è emerso un andamento analogo nelle variabili climatiche (temperatura e precipitazioni), escludendo quindi un innalzamento dovuto a fattori meteorologici o alla disponibilità di risorse. In conclusione, pur non potendo escludere completamente un ruolo dei recenti cambiamenti climatici nello spostamento verso l’alto dei camosci, i risultati indicano che la risposta antipredatoria rappresenta probabilmente il principale fattore determinante. Infine, è stata discussa l’importanza degli effetti indiretti rispetto a quelli diretti nelle risposte a breve termine delle prede all’interno di ecosistemi complessi.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12075/27932