Questa tesi si pone l’obiettivo di discutere il tema dell’Open Innovation come fenomeno necessario al nostro Paese per ridurre il gap innovativo col resto d’Europa, ponendosi inoltre come mezzo indispensabile per lo sviluppo dell’Industria 4.0. In particolare, si vuole indagare il rapporto tra grande impresa e start-up e il ruolo di facilitatore della relazione spettante agli innovation hub, cercando di dimostrarne l’importanza fondamentale in un paese come l’Italia dove gli attori dell’ecosistema operano in maniera piuttosto isolata tra loro. Nonostante ciò, è possibile però affermare che già da tempo le imprese italiane hanno adottato pratiche di innovazione aperta in maniera inconsapevole ed informale all’interno delle filiere dei distretti industriali, anticipando il fenomeno poi trattato da Chesbrough. Oggi giorno in Italia è necessario rimodernizzare tali pratiche ponendovi al centro il rapporto grande impresa-start-up con il conseguente orientamento all’innovazione. Tale forma di collaborazione è necessaria in quanto i due attori presentano risorse e culture complementari, infatti: se la grande impresa è cauta di fronte all’innovazione radicale, e tende quindi a difendersi e a rifiutarla, orientandosi invece all’innovazione incrementale; la start-up ha l’attitudine esattamente opposta. Di conseguenza, quest’ultima potrebbe essere una fonte di vitale importanza per la grande impresa nel lungo periodo, che avrebbe così l’opportunità di rinnovarsi costantemente mantenendosi competitiva nel mercato e aprendosi inoltre a nuovi business. Le imprese consolidate infatti non possono fare a meno dell’innovazione in quanto vivono in un mercato concorrenziale. È necessario per loro favorire la nascita dell’innovazione in un ambiente più libero e meno condizionato: il mondo delle start-up appunto, un mondo libero e disarticolato, orientato alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi mercati. Il primo capitolo tratta: nella prima parte i concetti di “innovazione” e “tecnologia”, così da avere consapevolezza della differenza tra i due termini che spesso vengono confusi ed usati come sinonimi; mentre nella seconda invece si fa riferimento al fenomeno dell’Open Innovation, mettendolo in contrapposizione con quello più antico della Cloed Innovation, e con particolare attenzione all’adozione del giusto business model da adottare da parte dell’impresa al fine di sfruttare le potenzialità di una strategia aperta. Il secondo capitolo invece fa il focus sul rapporto tra grande impresa e start-up, concentrandosi inizialmente sul punto di vista di quest’ultima, dandole una definizione e mostrandone il ruolo centrale per lo sviluppo economico di qualsiasi paese; per poi invece analizzare le cinque principali forme di collaborazione tra i due attori: partnership, corporate venture capital (che è stato in particolar modo approfondito con ulteriori sotto-paragrafi), corporate venture accelerator, processi di spin-in e processi di spin-out. Il terzo ed ultimo capitolo invece tratta della situazione in Italia dell’Open Innovation e della necessità appunto degli hub innovatori come soggetti che fungono da ponte tra grande impresa, spin-off/start-up ed università. Sempre all’interno di questo inoltre si tratta il caso studio dell’incubatore dell’Università di Bologna, Almacube. 

Open Innovation, Il rapporto tra start-up e grande impresa e il ruolo degli innovation hub in Italia: il caso Almacube

MAZZANTE, LEONARDO
2019/2020

Abstract

Questa tesi si pone l’obiettivo di discutere il tema dell’Open Innovation come fenomeno necessario al nostro Paese per ridurre il gap innovativo col resto d’Europa, ponendosi inoltre come mezzo indispensabile per lo sviluppo dell’Industria 4.0. In particolare, si vuole indagare il rapporto tra grande impresa e start-up e il ruolo di facilitatore della relazione spettante agli innovation hub, cercando di dimostrarne l’importanza fondamentale in un paese come l’Italia dove gli attori dell’ecosistema operano in maniera piuttosto isolata tra loro. Nonostante ciò, è possibile però affermare che già da tempo le imprese italiane hanno adottato pratiche di innovazione aperta in maniera inconsapevole ed informale all’interno delle filiere dei distretti industriali, anticipando il fenomeno poi trattato da Chesbrough. Oggi giorno in Italia è necessario rimodernizzare tali pratiche ponendovi al centro il rapporto grande impresa-start-up con il conseguente orientamento all’innovazione. Tale forma di collaborazione è necessaria in quanto i due attori presentano risorse e culture complementari, infatti: se la grande impresa è cauta di fronte all’innovazione radicale, e tende quindi a difendersi e a rifiutarla, orientandosi invece all’innovazione incrementale; la start-up ha l’attitudine esattamente opposta. Di conseguenza, quest’ultima potrebbe essere una fonte di vitale importanza per la grande impresa nel lungo periodo, che avrebbe così l’opportunità di rinnovarsi costantemente mantenendosi competitiva nel mercato e aprendosi inoltre a nuovi business. Le imprese consolidate infatti non possono fare a meno dell’innovazione in quanto vivono in un mercato concorrenziale. È necessario per loro favorire la nascita dell’innovazione in un ambiente più libero e meno condizionato: il mondo delle start-up appunto, un mondo libero e disarticolato, orientato alla ricerca di nuovi prodotti e nuovi mercati. Il primo capitolo tratta: nella prima parte i concetti di “innovazione” e “tecnologia”, così da avere consapevolezza della differenza tra i due termini che spesso vengono confusi ed usati come sinonimi; mentre nella seconda invece si fa riferimento al fenomeno dell’Open Innovation, mettendolo in contrapposizione con quello più antico della Cloed Innovation, e con particolare attenzione all’adozione del giusto business model da adottare da parte dell’impresa al fine di sfruttare le potenzialità di una strategia aperta. Il secondo capitolo invece fa il focus sul rapporto tra grande impresa e start-up, concentrandosi inizialmente sul punto di vista di quest’ultima, dandole una definizione e mostrandone il ruolo centrale per lo sviluppo economico di qualsiasi paese; per poi invece analizzare le cinque principali forme di collaborazione tra i due attori: partnership, corporate venture capital (che è stato in particolar modo approfondito con ulteriori sotto-paragrafi), corporate venture accelerator, processi di spin-in e processi di spin-out. Il terzo ed ultimo capitolo invece tratta della situazione in Italia dell’Open Innovation e della necessità appunto degli hub innovatori come soggetti che fungono da ponte tra grande impresa, spin-off/start-up ed università. Sempre all’interno di questo inoltre si tratta il caso studio dell’incubatore dell’Università di Bologna, Almacube. 
2019
2020-10-17
Open Innovation, The relationship between startup and large companies and the role of innovation hub in Italy: Almacube case study
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/20.500.12075/3029